Volfango Patarca, il maestro

Ci sono troppi stranieri nei vivai, impediscono la crescita dei nostri ragazzi. E credo che i giocatori romani siano i più forti”

Maggio 2005

Cosa imparano i ragazzi nelle scuole calcio da tramvieri allenatori a tempo perso o da insegnanti Isef che non hanno mai toccato un pallone?

Come si fa a puntare sul fondo atletico a nove anni tralasciando la tecnica individuale che è l’abbecedario del futuro calciatore? Oggi in club, anche di rango, accade questo ed è una sciagura. C’è chi applica verso i bambini metodi da adulti. Ho visto bambini di dieci anni subire lezioni di tattica di tre quarti d’ora. E sbadigliare dalla noia. Così si uccide la loro voglia di divertirsi. Lasciateli giocare, dribblare, correre, sorridere».

Nato a Roma il 29 aprile 1945 è scomparso il 7 dicembre 2017.

Da giovane lui stesso era considerato un ottimo talento, ma non riuscì a sfondare per colpa di un carattere considerato troppo forte.

Mezz’ala sinistra, ottima tecnica. Aveva iniziato come calciatore col Borgo Don Bosco, per poi passare alla Tevere Roma (campione d’Italia Juniores nel 1962/63), Alatri, Lecce, Venosa, Stefer (Coppa Italia Dilettanti nel 1967/68), Frascati, Albano, Montecompatri, Eur.

Lasciato il calcio giocato entra alla Lazio nel 1981, dopo aver iniziato come allenatore al S. Basilio Lazio e Quarticciolo.

Patarca nel club biancoceleste è un’istituzione, promuove la scuola calcio sin dal suo arrivo, 1981, una delle ultime gestioni Lenzini. Passato attraverso i travagli e i fasti della società nelle presidenze dei Casoni, Chinaglia, Calleri, Cagnotti. Quello che fra alti e bassi sempre funzionava a Tor di Quinto come a Formello è la scuola dove lui svezza i pargoli.

Tra gli anni ‘80 e ‘90 svezza il talento di Paolo Di Canio, Marco Di Vaio e Alessandro Nesta. E anche quelli dei portieri Valerio Fiori e Flavio Roma, di Di Biagio, Di Loreto, Domizzi, Daniele Franceschini, Macheda, Pinzi e De Silvestri

Con Di Canio ha un rapporto particolarmente forte perché entrambi sono nati e cresciuti nello stesso quartiere di Roma, il Quarticciolo.

Sotto la presidenza Cragnotti fu inviato negli Stati Uniti per insegnare calcio in alcuni stages americani.

Ha lasciato la Lazio con l’avvento di Lotito, nel 2005, dopo 25 anni vissuti da talent scout, da responsabile della scuola calcio e del settore giovanile. Si sente messo ai margini quando entra in società il generale Coletta, fedelissimo del nuovo presidente Lotito. Lascia furiosamente.

Immediatamente lo chiama Bruno Conti, prova a portarlo alla Roma. Dice no. Volfango è tra gli immortali della Lazio, tra i maestri della tecnica e dei sentimenti.

Prosegue la sua avventura di maestro di calcio e di vita in varie  società periferiche della Capitale, tra cui il Ponte di Nona

Patarca, con il presidente del Ponte di Nona, Mimmo Gaglio
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