Francesco Rocca: ovvero Kawasaki

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Ciccio Cordova, capitano giallorosso:

“Francesco, se corri così forte quando arrivi in fondo non trovi nessuno”.

Francesco Rocca nasce a San Vito Romano (Italia) il 2 agosto 1954. Inizia a giocare a calcio nella parrocchia di Don Marcello Schiavella, parroco del suo paese, San Vito Romano, gioca come mezzala e ala tornante. Poi viene tesserato dal Genazzano

Racconta: “Ho iniziato a Genazzano, ho continuato al Bettini Quadraro dove mi portò Lillo Imbergamo, grande scopritore di talenti.

In piedi: Imbergamo (PRESIDENTE), Lelli (all.) Limiti, Terzini, Quintiliani, Angi, Stefani, Montanari, Teodori, Crescenzi, Cipriani (dir.)
Accosciati: Bruscolini, Ssquadrani, Mosconi, D’Elia, Crescenti, Distasi, Rocca.

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Prima della Roma sono passato dall’Ostiense, la squadra giovanile che giocava al San Tarcisio, a due passi da viale Marconi. L’Ostiense aveva come presidente Gaetano Anzalone. Quando il ‘dottore’ rilevò la società da Alvaro Marchini mi ritrovai nella Primavera giallorossa. Era il 1970. Avevo sedici anni e i miei compagni di squadra erano Peccenini, Di Bartolomei, Piacenti, Sandreani, Vichi, Pellegrini, Quintini. Ero davvero felice perché ero alla Roma”.

Con la Primavera vince due scudetti e una coppa Italia. Poi l’esordio in prima squadra con Helenio Herrera, al Torneo Anglo-Italiano (un torneo che ogni anno veniva organizzato da Gigi Peronace tra squadre italiane e inglesi): era il 1972.

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L’esordio in campionato è datato 25 marzo 1973 a San Siro contro il Milan., con la maglia numero sette. Si tratta di un giocatore fisicamente superiore, la sua principale dote è la forza nella progressione. Palla al piede, nessuno riesce a fermarlo.

Terzino in grado di difendere ma anche di offendere, piace subito anche al commissario tecnico della nazionale Fulvio Bernardini e successivamente a Enzo Bearzot

L’anno successivo il Commissario Tecnico Fulvio Bernardini lo fa’ esordire contro “l’Arancia Meccanica” di Cruijff e compagni. Bernardini gli dice: “Qualsiasi cosa accada, ricordati che sei il più forte“. E’ vero. Nessuno riesce a fermare “Kawasaki“, soprannominato così dai tifosi giallorossi come le potenti moto giapponesi in voga quegli anni.

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Ha soltanto 22 anni e sfreccia veloce verso un futuro da predestinato.

Fino al 10 ottobre 1976, quando inizia il calvario di Francesco Rocca.

All’Olimpico va in scena la partita con il Cesena. Dopo pochi minuti, proteggendo una palla destinata ad uscire, subisce l’intervento da dietro del cesenate Bittolo che non si ferma. Il colpo impatta sulla parte superiore del polpaccio sinistro e provoca un movimento innaturale del ginocchio. Rocca avverte un fastidio per tutta la gara ma non se ne accorge nessuno. Risulta infatti il migliore in campo. Arrivato a casa il ginocchio si gonfia e Francesco non riesce a prendere sonno dal dolore.

Roma-Cesena del 10 ottobre 1976. Rocca, sulla sinistra tra Paolo Conti e Santarini, ed il cesenate Bittolo, con il numero 7, sulla destra

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Il 16 ottobre è in programma una gara di qualificazione al mondiale contro il Lussemburgo e Kawasaki vuole giocare. Può scendere in campo, lo dicono i medici. E gioca. Ma gioca male attirandosi le critiche di stampa e tifosi. Ancora non si è consumato il fattaccio. Dopo due giorni torna ad allenarsi e i legamenti saltano. “Si rompe tutto, legamento crociato anteriore, collaterale, menisco, capsula articolare e cartilagine”.

“Avrei dovuto finirla lì”, ricorderà più tardi. E invece torna dopo mesi contro il Perugia ma a luglio il ginocchio si rigonfia. Si opera altre tre volte tra agosto del 77′ e il giugno del 78′, ma il calvario non finisce.

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Enzo Bearzot dirà: “Chi più di Francesco Rocca sarebbe stato l’uomo ideale per la mia Nazionale? Un fisico da leone, un fiato da vendere. Lo perdiamo per via di un ginocchio a pezzi dopo che avevo deciso che era lui uno dei miei punti fermi“.

Si ritira nel 1981, un anno prima del successo azzurro al Mondiale di Spagna

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